Lo chiamavano Jeeg Robot è un film del 2015 diretto e prodotto da Gabriele Mainetti, dal soggetto di Nicola Guaglianone e Menotti.
Il titolo del film è un riferimento alla serie manga e anime Jeeg robot d'acciaio di Gō Nagai[1] poiché uno dei personaggi principali crede che Hiroshi Shiba, l'eroe della serie, esista nel mondo reale e lo identifica con Enzo Ceccotti, il protagonista.[2]
Trama
Enzo Ceccotti, ladruncolo romano cinico e indifferente a tutto e tutti, viene accidentalmente a contatto con del materiale radioattivo celato illegalmente nel Tevere: dopo essere sopravvissuto dapprima a una sparatoria dove l'amico Sergio perde la vita, e poi a una caduta nel vuoto, realizza di aver acquisito forza e invulnerabilità. Nel frattempo, il perfido boss Fabio Cannizzaro, detto lo Zingaro, capo di una gang di cui faceva parte Sergio, non avendo più notizie né sue né di un carico di cocaina promesso ai suoi alleati camorristi, si reca da Alessia, figlia dello scomparso, per estorcerle informazioni. Udendone le urla, Enzo irrompe a volto coperto, malmenando e scacciando i malviventi: questo porta la ragazza, affetta da problemi cognitivi, a crederlo la personificazione di Hiroshi Shiba, il protagonista di Jeeg robot d'acciaio.
Trovato casualmente uno schema di Sergio per l'assalto a un furgone portavalori, Enzo interferisce con i piani dello Zingaro, il quale vede così sfumare il capitale da versare alla camorra; passa così – agli occhi dei malavitosi – per l'autore di uno sgarro che l'organizzazione criminale ripaga con il sangue. Tra Enzo e Alessia, entrambi ai margini della società, nasce, a poco a poco, un sentimento, che tuttavia degenera in una violenza sessuale. Delusa e umiliata, lei lo rimprovera di non comportarsi altruisticamente come si confà a un supereroe.
Nascostisi in un albergo, vengono raggiunti dallo Zingaro. Drogato e immobilizzato, Enzo è costretto a rivelare l'origine dei suoi superpoteri e il luogo dove giacciono le sostanze; ma, una volta recatisi sul posto, vengono ancora raggiunti dai camorristi e finiscono nel mezzo di una nuova sparatoria, nella quale Alessia resta uccisa e il giovane boss bruciato da un lanciafiamme. Quest'ultimo, buttandosi nel Tevere proprio in prossimità dei barili radioattivi, viene creduto morto: invece sopravvissuto e assunti anch'egli i superpoteri, lo Zingaro irrompe nel covo della gang, sterminandoli, per poi architettare un attentato durante la stracittadina calcistica.
Vagando per la campagna e ancora sconvolto per la morte di Alessia, Enzo incappa in un'auto in fiamme, salvando una bambina che era rimasta intrappolata all'interno; in questo modo comprende la gioia di aiutare gli altri. Proprio in quel momento apprende dalla televisione del folle intento dello Zingaro. Giunto sul posto, scaturisce tra i due una lite furibonda; una volta impossessatosi dell'ordigno, Enzo fugge per gettarsi nel Tevere, inseguito dal criminale. I due sembrano morti per l'esplosione che segue