NEL 1996, DAL GIAPPONE arrivò un piccolo uovo di plastica destinato a cambiare per sempre il modo di intendere i giochi portatili: il Tamagotchi. Creato da Bandai, questo animaletto domestico digitale conquistò milioni di persone in tutto il mondo, diventando rapidamente un fenomeno culturale. Il funzionamento era semplice ma sorprendentemente coinvolgente: sul minuscolo schermo compariva una creaturina da accudire giorno e notte. Bisognava nutrirla, pulirla, farla giocare e persino curarla quando si ammalava. Se trascurata… poteva “morire”, lasciando il proprietario con un senso di colpa sorprendentemente reale.
Il nome “Tamagotchi” nasce dall’unione di tamago (uovo, in giapponese) e watch (orologio, in inglese), a sottolineare l’idea di un compagno da portare sempre con sé. E infatti il Tamagotchi non si spegneva mai! Era una presenza costante, capace di creare un legame emotivo inedito tra giocatore e oggetto elettronico. A distanza di trent’anni, il Tamagotchi continua a vivere tra nostalgici e nuove generazioni, con versioni aggiornate e riedizioni. Piccolo, pixelato e irresistibile, resta un simbolo degli anni ’90 e una delle prime prove che anche un gioco digitale può farci sentire responsabili… e affezionati!
Per celebrare l'anniversario a Tokyo ha aperto la mostra Tamagotchi Grand Exhibition che offre ai visitatori l'occasione di ripercorrere la storia e l'evoluzione di questo gioco. Dal 1996 ad oggi Tamagotchi è evoluto in 38 modelli con funzioni sempre diverse, ed è arrivato in oltre 50 aree del mondo superando i 100 milioni di unità distribuite.