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Farmaci per dimagire, cosa succede quando si interrompono? Lo studio

2026-01-09 438 Dailymotion

Le cosiddette "punture dimagranti", a partire dall'Ozempic, hanno rivoluzionato l’approccio all’obesità, ma cosa accade quando il trattamento si interrompe? Una nuova, imponente revisione di studi pubblicata sul British Medical Journal accende un faro sui rischi del post-terapia. Secondo la ricerca, chi sospende l’uso di farmaci per dimagrire come Wegovy, Ozempic o Mounjaro rischia di recuperare i chili persi quattro volte più velocemente rispetto a chi ha seguito una dieta convenzionale.

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Farmaci per dimagrire: la velocità del "rebound"
L’analisi, che ha preso in esame 37 studi su oltre 9.000 pazienti, rivela un dato sorprendente: sebbene i farmaci permettano di perdere fino a un quinto del peso corporeo, una volta interrotta l’iniezione, i pazienti riacquistano in media 0,8 kg ogni mese. Questo significa che, senza correttivi drastici, si torna al peso iniziale in circa un anno e mezzo.

Al contrario, chi dimagrisce con dieta ed esercizio fisico tende a riprendere peso molto più lentamente (circa 0,1 kg al mese). Come sottolinea la dottoressa Susan Jebb dell’Università di Oxford, coordinatrice dello studio: «Chi acquista questi farmaci deve essere consapevole del rischio di un rapido recupero ponderale al termine del trattamento».

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L’effetto "interruttore" nel cervello
Perché è così difficile mantenere i risultati? La risposta è biologica. Questi farmaci mimano il GLP-1, un ormone naturale che regola il senso di sazietà. Tuttavia, l'assunzione artificiale di dosi elevate può rendere l'organismo meno sensibile all'ormone prodotto naturalmente.

Molti pazienti descrivono la sospensione come «un interruttore che si accende e ti rende istantaneamente affamato». Una testimonianza raccolta dai ricercatori descrive vividamente la sensazione: «È stato come se qualcosa si fosse aperto nella mia mente dicendomi: "Mangia tutto, te lo meriti perché non hai mangiato nulla per così tanto tempo"». Senza la guida del farmaco, l’appetito non è più sotto controllo e il rischio di abbuffate aumenta drasticamente.

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Pazienti obesi, non è mancanza di volontà
Gli esperti, tra cui il professor Naveed Sattar dell'Università di Glasgow, sottolineano in ogni caso i benefici delle punture dimagranti: «È plausibile che una riduzione della massa muscolare anche solo per due o tre anni, grazie all'uso a breve termine delle iniezioni, possa contribuire a rallentare i danni alle articolazioni, al cuore e ai reni. Saranno necessari studi clinici più ampi e duraturi per rispondere a questa domanda invitano però a non colpevolizzare i pazienti».

Molti medici, inoltre, sottolineano come non si debbano colpevolizzare i pazienti che tornano a riprendere peso. L’obesità è una malattia cronica, proprio come l’ipertensione o il diabte. Pensare che una cura temporanea risolva il problema per sempre è un errore di prospettiva.

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Come massimizzare i benefici dei farmaci per dimagrire
Per massimizzare i benefici, la scienza suggerisce una strategia combinata. Uno studio del 2024 ha dimostrato che chi pratica esercizio fisico costante durante la terapia farmacologica mantiene un fisico più asciutto anche dopo lo stop rispetto a chi si è affidato solo alla puntura. I farmaci dimagranti vanno considerati come uno strumento per costruire uno stile di vita sano, non come una soluzione magica isolata.

In definitiva, la medicina conferma che l'attività fisica e il supporto nutrizionale non sono opzionali, ma pilastri necessari per evitare che i sacrifici (anche economici) fatti per le iniezioni svaniscano nel giro di pochi mesi.