https://www.pupia.tv - Un patrimonio esteso e frammentato, costruito all’ombra di un sistema mafioso radicato nei Nebrodi. È su questo asse che si muove il decreto di sequestro patrimoniale eseguito dalla Guardia di Finanza di Messina. Il provvedimento riguarda una persona ritenuta socialmente pericolosa ai sensi del Codice antimafia, indicata come appartenente alla famiglia mafiosa dei “Tortoriciani”.
La valutazione di pericolosità qualificata del destinatario della misura trae origine dagli elementi emersi nell’indagine “Nebrodi 2”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina. L’inchiesta ha fatto luce sulla cosiddetta mafia dei pascoli, articolata sui clan Bontempo Scavo e Batanesi, impegnati nella gestione di attività estorsive finalizzate alle illecite acquisizioni di terreni agricoli nell’area dei Monti Nebrodi e sul versante tirrenico della provincia di Messina. A rafforzare il quadro indiziario hanno contribuito le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, già appartenenti alla medesima organizzazione mafiosa, che hanno confermato il ruolo apicale del soggetto all’interno dell’articolazione dei Bontempo Scavo operante nella fascia tirrenica.
Il destinatario del sequestro risulta attualmente sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere, in attesa del giudizio di primo grado. A suo carico è stato raccolto un grave quadro indiziario in ordine alla partecipazione a un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di plurime condotte fraudolente, legate all’indebita percezione di erogazioni pubbliche dell’Agea destinate al sostegno dell’attività agricola, in violazione dei regolamenti dell’Unione Europea. Le condotte contestate si sarebbero concretizzate nella presentazione di istanze fittizie corredate da documentazione artefatta, per simulare i requisiti necessari all’ottenimento dei contributi comunitari, con il coinvolgimento consapevole di operatori dei centri di assistenza agricola, attraverso l’omissione dei controlli dovuti.
Le risultanze investigative, le pronunce giudiziarie e le dichiarazioni convergenti dei collaboratori di giustizia hanno delineato uno stabile inserimento del soggetto nella struttura mafiosa tortoriciana, con funzioni apicali e di direzione, rafforzando l’ipotesi di un ruolo centrale nel sistema criminale operante sul territorio.
Gli approfondimenti economico-patrimoniali hanno consentito di ricostruire la disponibilità di beni riconducibili all’uomo e al suo nucleo familiare, ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati nel tempo. Disposta la misura di prevenzione patrimoniale che ha colpito due partecipazioni di capitale sociale, una polizza ramo vita, diciotto rapporti finanziari, due autovetture e sessantaquattro beni immobili, tra cui terreni agricoli per complessivi 460 ettari. Il valore stimato del patrimonio sequestrato supera 1 milione e 600mila euro. (17.01.26)