DOPO IL TRIONFO DELLA PRIMA STAGIONE (su sky e NOW), The Pitt 2 (recensione) non ha deluso le aspettative (altissime): anzi. HBO Italia l'ha lanciata il 13 gennaio, giorno in cui la nuova piattaforma è sbarcata nel nostro Paese: da allora la seconda stagione dell'adrenalinico medical drama continua a conquistare pubblico e critica. Aggiungete le vittorie ai Golden Globe, della serie e del suo protagonista/produttore esecutivo/anima: Noah Wyle, tra gli ospiti della puntata di Che tempo che fa domenica 25 gennaio.
La seconda stagione di The Pitt insomma ha mantenuto le promesse dell'esordio. Il medical drama che ha riportato in corsia i produttori di ER - Medici in prima linea (R. Scott Gemmill e John Wells) e soprattutto l'ex dottor Carter, Noah Wyle, continua a fare incetta di premi e pubblico con questi nuovi 15 episodi.
Inevitabile però il confronto con ER (liberamente ispirata al romanzo di Michael Crichton, fu prodotta dal 1994 al 2009). A cui Noah Wyle che all'epoca era il "novellino" Dottor Carter e qui è "l'anziano" dottor Michael "Robby" Robinavitch risponde così: «Robby non è una versione più matura del dottor Carter - racconta Wyle, in un'intervista all'ANSA a Los Angeles riferendosi al timido specializzando che interpretava nella popolare serie di circa 30 anni fa -. Carter era nato nel privilegio e sentiva di dover dimostrare che il valore non arrivava per diritto di nascita. Robby non è cresciuto in una bolla. Ha una sensibilità molto più da classe operaia, un percorso più duro e una vita più isolata. Ma questo è insostenibile e mostra che in realtà ha perso l'equilibrio».