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Il rischio di chi compete nelle urla di Lindsey Vonn

2026-02-09 100,392 Dailymotion

Ci sono momenti nei quali la realtà si impone sulla narrazione e l'antico e ironico detto sul giornalismo, "Mai rovinare una bella storia con la verità",  viene spazzato via dai fatti. Quando vengono sollecitati oltre misura, i corpi si rompono. Ne abbiamo fatto l'argomento più gettonato della stagione a proposito degli infortuni dei calciatori e ogni volta che gioca il Napoli, il più tartassato, almeno in Italia, si fa la conta degli assenti e ci si interroga, ovviamente senza risposta, su quanti di loro siano dovuti alla casualità e quanti a qualche errore umano nella gestione.Ma l'usura è un problema che divora sé stesso, perché chi è costretto a giocare dagli infortuni degli altri inevitabilmente va a rischio di infortuni a sua volta. E la stanchezza e la pressione e la fatica supplementare che si addossa a un ginocchio destro perché quello sinistro ha qualche problema ed è meglio non forzarlo. Non è un esempio a caso, ma l'annotazione sulle ultime prove di Lindsey Vonn nelle parole del suo allenatore Axel Svindal.Nove giorni fa la quarantunenne discesista americana si era rotta il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro e la sua determinazione a gareggiare comunque a Cortina, ma in condizioni che definire rischiose è poco. Era stata accolta fra le avversarie da qualche sopracciglio alzato, comprensibilmente. Sei già una campionessa straordinaria, sei già una donna bellissima. Vuoi pure un'altra medaglia per perpetuare il mito della donna bionica?Non l'ha detto nessuno. Ma il dubbio sulla reale gravità dell'incidente serpeggiava invece era tutto vero. Come si è capito dopo 13 secondi. Gli scaramantici avranno certo notato lo stesso numero sul pettorale della campionessa americana. Una nuvola di neve dopo la sua gara era finita e la posizione innaturale della Vonn sulla neve, con quegli sci incrociati che sono la dannazione dei principianti, dei loro maestri, un memento ai rischi che si corrono per primeggiare, quasi un presepe dolente sotto il sole luminoso delle Tofane. Poi lei ha cominciato a urlare, a piangere, a singhiozzare, ma soprattutto a urlare per il dolore.  E esattamente in quel momento che abbiamo provato tutti una fitta al cuore.E se non tutti, tanti, qualche cuore di pietra c'è sempre. Perché la narrazione dell'atleta indistruttibile e irresistibile si era sciolta nella cronaca di un incidente gravissimo. E quelle urla ci hanno ricordato il costo della competizione, dell'ambizione, dell'ossessione. La telecamera indugiato a lungo sulla famiglia della campionessa, sgomenta nel parterre arrivo della pista Olympia. E quando l'elicottero con la barella imbragatura è passato sulle loro teste un altro pensiero il carico emotivo condiviso dai propri cari dai propri tifosi, dal proprio Paese quando si parla di Olimpiadi è stato in qualche modo disturbante perché gli eroi in genere ci partecipano.Le loro gioie e non si è mai realmente preparati a dividere con loro la sofferenza alle Olimpiadi. Questo sono il palcoscenico che l'umanità si è data per celebrare la propria grandezza, perché è grande anche e soprattutto chi cade per aver provato a spingersi troppo in là.