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Da che parte sta la Siria se l'America bombarda l'Iran?

2026-02-19 12,423 Dailymotion

La Siria del nuovo presidente Ahmed al-Sharaa ha cambiato squadra nella grande partita del Medio Oriente. Diversi segnali indicano un suo ruolo nell’eventuale bombardamento israelo-americano contro l’Iran. Lo Stato ebraico sa che Teheran ha soprattutto due modi per difendersi: lanciare missili dal proprio territorio o da quello del Libano grazie alle milizie alleate di Hezbollah. Per i missili in arrivo dall’Iran, Tel Aviv conta sulla cupola protettiva di Iron Dome, per quelli di Hezbollah, molto più vicini, si affida alla prevenzione. Nel Libano meridionale ha allestito una fitta rete di sorveglianza con i droni. Qualunque sospetto, viene colpito. Resta il problema della Valle della Bekaa dove Hezbollah ha ancora capacità di movimento. E qui interviene l’aiuto della Siria.Nelle settimane scorse “milizie” senza insegne (ma di certo con il via libera di Damasco) sono entrate dalla Siria proprio nella Bekaa. Voci del governo siriano hanno parlato di scontri con sopravvissuti del regime di Assad, altri dicono siano stati combattimenti con Hezbollah.Giorni fa, al mio ingresso via terra in Siria, ho visto l’effetto di un drone israeliano contro un taxi collettivo: due passeggeri uccisi erano della jihad islamica filo iraniana. Autista e terzo passeggero sono diventate “vittime collaterali”, ma Damasco non ha protestato. Era il prezzo per aiutare Israele a tagliare i contatti tra l’Iran e i suoi proxy, le milizie alleate. Esempi simili non mancano. Nelle ultime due settimane tutti i camion che vorrebbero entrare in Libano dalla Siria devono scaricare i cassoni, far controllare il carico ai doganieri siriani e caricare su un camion diverso. Missili, ricambi o esplosivi dall’Iran verrebbero individuati e bloccati.Non basta. La Siria ha silenziosamente accettato la costituzione di una zona cuscinetto al suo confine meridionale, quello in comune con lo Stato ebraico. Fonti del Corriere hanno attraversato check-point israeliani in pieno territorio siriano, nella zona di Sweida. Una mini invasione che al-Sharaa ha smesso di contestare perché ora la sua Siria gioca nella squadra americana contro Teheran. Il vantaggio non è stato da poco. Damasco in cambio ha avuto la quasi eliminazione delle sanzioni, la riapertura della collaborazione internazionale, l’arrivo di Ong, diplomatici e mini finanziamenti, ma soprattutto il permesso di eliminare i curdi della repubblica autonoma e democratica del Rojava. Il tutto in pochi giorni, rompendo anni di alleanza tra americani e curdi, senza clamore, come fosse normale. L’unificazione della Siria in cambio di collaborazione contro il comune nemico iraniano. Per il presidente Ahmed al-Sharaa, l’idea americana di bombardare Teheran non è per niente un brutto affare.