LA MODA È ANCORA un laboratorio di idee o è diventata un museo estremamente efficiente?
In questo momento storico il sistema fashion sembra funzionare come un contenitore esperienziale: racconta la moda attraverso dispositivi che finiscono per mimetizzare ciò che dovrebbe restare centrale – la sfilata, la collezione e quindi il vestito – . Allestimenti enigmatici, colonne sonore stranianti, la presenza delle star. L’evento prende il sopravvento sull’opera. Le cartelle stampa, che un tempo provavano a chiarire il senso di uno show, sono quasi scomparse: come se spiegare fosse diventato superfluo, o peggio, di un anacronismo imbarazzante. C’è una forma di nostalgia – difficile da ignorare – per l’intimità che si creava quando l’unica vera protagonista delle sfilate era la moda stessa: il vestito appunto.
Nostalgia, romanticismo e affettività attraversano questo numero di Style Magazine come una corrente sotterranea. A partire dalle parole del protagonista della cover, Malcolm McRae – «i miei modelli risalgono agli anni Settanta» – passando per il feeling delle immagini di moda, dove l’abito torna a essere volume che accoglie, fino al focus sulla musica contemporanea, in cui sempre più artisti guardano al passato non per citarlo, ma per ritrovare parti di sé. Forse la nostalgia non è un limite, ma una risorsa. Forse andrebbe trattenuta, ascoltata, persino protetta. Non per rifugiarci nel passato, ma per usarla come materiale emotivo con cui ideare – finalmente – un futuro più lento, più intimo, più accogliente