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Juve come 15 anni fa. Rinascere da un crollo

2026-02-23 67,301 Dailymotion

I numeri dicono che questa è la Juventus peggiore degli ultimi quindici anni, perché occorre risalire alla squadra allenata da Gigi Delneri nella stagione 2010-11 per trovare una classifica più pesante dopo 26 giornate. Due terzi del cammino. Per chi desidera una nota positiva, quel campionato, tremendo nella sua conclusione - settimo posto, fuori dall’Europa -, costituì la premessa di un ciclo irripetibile: dalla stagione successiva la Juventus vinse lo scudetto per nove edizioni consecutive, una cosa mai vista nella storia della Serie A. Fissiamo alcuni punti sulla mappa. Quella era la prima Juve di Andrea Agnelli presidente, che aveva chiamato Beppe Marotta come direttore generale e Fabio Paratici come direttore sportivo. Se andiamo a vedere la rosa del settimo posto c’erano sei campioni del mondo a vario titolo: Buffon che sarebbe durato ancora a lungo, Del Piero che avrebbe fatto in tempo a inaugurare il grande ciclo prima di emigrare in Australia, Iaquinta e Grosso nella fase finale della carriera, Toni che prima di ritirarsi avrebbe vissuto un’estate indiana a Verona con 42 gol in due anni, e il nuovo acquisto Barzagli, frutto di un mercato che aveva portato anche il giovane difensore Bonucci. Erano già pilastri della squadra Chiellini e Marchisio, più Matri e Quagliarella cannonieri stagionali con 9 gol a testa.Il campionato seguente, primo del ciclo, la Juve vinse lo scudetto facendo 26 punti in più dell’anno prima. Come spiegarli? Intanto era cambiato l’allenatore, perché i dirigenti avevano deciso di puntare su Antonio Conte appena promosso in serie A col Siena: inutile sottolineare la sua importanza nel triennio di permanenza a Torino, basterà ricordare che la scorsa primavera il neo-dirigente Chiellini cercò di riportarlo alla base mentre lui stava vincendo lo scudetto col Napoli. Il mercato non stravolse la squadra: nell’estate del 2011 Marotta e Paratici ingaggiarono Pirlo a costo zero e spesero 35 milioni in tutto per Vidal, Vucinic e Lichsteiner. Ciascuno di loro si rivelò prezioso, ma non fu certo una campagna acquisti mirabolante. Semplicemente, quattro pezzi nuovi (e giusti) sul telaio preesistente permisero a Conte una stagione ad alta velocità. Non dico questo per caldeggiare un altro tentativo di strappare l’allenatore al Napoli - anche se al mondo degli ex bianconeri l’idea non dispiacerebbe - perché Spalletti in un certo senso è stata una mossa giocata in anticipo, e la sua caratura merita una stagione che parta dall’inizio, mercato compreso. Se la Juve fosse riuscita a mettere le mani sul centravanti potente che chiedeva a gennaio, probabilmente non sarebbe crollata a febbraio.Il pensiero è rivolto a una rosa che contiene più di ciò che sembra, e che avrebbe bisogno di alcuni innesti mirati per moltiplicare e non solo aumentare il suo valore. Questa è una settimana fondamentale perché la Juve si gioca due Champions: quella in corso, e per rimontare il Galatasaray servirebbe un capolavoro, e quella del prossimo anno, perché lo scontro diretto di domenica in casa della Roma è un altro dentro o fuori. Quel che succederà dopo ci dirà se Chiellini potrà diventare un nuovo Marotta, perché la nascente contrapposizione, notata nelle ore seguenti al caso Bastoni-Kalulu, ha questo tema sullo sfondo.